E luce fu!

18 05 2009

Tra le mille attrazioni che la fantastica Copenhagen offre, non mi sono lasciata sfuggire la possibilità di visitare la mostra “Future Lights” ospitata dal Danish Design Centre.

La Danimarca è famosa per il suo design e tra gli oggetti in cui eccelle lampade e lampadari sono sicuramente i più importanti. Negli anni, vari designer danesi si sono succeduti nel trasformare un oggetto di uso comune in un puro oggetto del desiderio. E d’altronde non c’è da stupirsi che in un paese dove durante la maggiorparte dell’anno la luce non c’è, ci sia una grande attenzione al sistema d’illuminazione. Recentemente, l’attenzione all’estetica si è incrociata sempre di più con l’attenzione all’ambiente, come dimostra l’esposizione allestita nel più importante centro del design danese.

L’oggetto della mostra era la luce e l’illuminazione, con il preciso scopo di raccontare attraverso la voce e le creazioni dei designer danesi come sia possibile unire l’utile al dilettevole, l’innovazione con la sostenibilità ambientale. La mostra vale sicuramente la visita: oltre a raccogliere i prodotti innovativi del settore è anche un bel modo per capire appieno il potenziale di utilizzare sistemi innovativi di illuminazione che riducano l’impatto ambientale.

Tecnologia. Un primo semplice passaggio ad un illuminazione più pulita parte da una semplice sostituzione delle lampadine utilizzate. Passare dalla lampadina ad incandescenza a lampade alogene o a led riduce di moltissimo l’energia impiegata (soprattutto, quella sprecata) e aumenta anche gli effetti positivi della luce sull’umore e la produttività dell’uomo.

Gestione. Ma rendere l’illuminazione sostenibile non si completa semplicemente nello svitare tutte le lampadine esistenti per sostituirle. C’è un potenziale di energia risparmiata ancora maggiore nella gestione più efficiente della luce, una gestione intelligente che gestisca al meglio non solo il quando ma anche il quanto e il cosa illuminare, in base alle reali esigenze. Ogni lampada rivolta a illuminare uno spazio inutile è una grande bacino potenziale di energia che viene sprecato ogni giorno, soprattutto nell’arredo degli spazi urbani e nei locali pubblici, dove chi preme l’interruttore non è chi paga la bolletta.

Interazione. Ma la gestione sostenibile della luce non è solo questo. Può essere molto più che semplice reazione, riduzione degli sprechi e perfezionamento delle tecnologie. Quello che la rende materia interessante per designer e aziende è il fatto che il sistema d’illuminaizone può diventare un fantastico strumento di innovazione. E il modo più interessante, da quanto ho visto, è quello di renderlo interattivo. Le potenzialità in questo senso sono immense quanto la fantasia di designer ingegniosi e orientati alle vendite. Le cose più intriganti che ho visto alla mostra sono state la possibilità di cambiare colori, intensità e movimento delle luci con il passaggio delle persone o in base ai differenti suoni. Oppure il fatto che la luce si accende appena ti siedi sulla poltrona, cambia colore in base al colore delle cose che appoggi sulla sedia, si diffonde gradatamente a simulare l’aurora per un risveglio soft.

Insomma, nel connubio design – sostenibilità c’è molto più che un semplice risparmio, un adattamento alle nuove tecnologie. Il vero potenziale, soprattutto economico, sta invece nelle innovazioni che rende possibile, sinergie che possono trasformare e arredare spazi urbani rendendoli interattivi e divertenti risparmiando allo stesso tempo sui costi.



Cronache dal XXII CleanTech Forum

7 05 2009

La scorsa settimana a Copenhagen si è tenuto la ventiduesima edizione del Clean Tech Forum, l’unica tappa europea dell’evento organizzato da CleanTech, un gruppo ocn base negli US che si occupa di promuovere lo sviluppo e la commercializzazione di tecnologie verdi, offrendo servizi informativi, ricerche ad hoc e soprattutto, fornendo un link tra il mondo delle imprese green e Venture Capitalist pronti a investire in tecnologie ad alto potenziale.
Il gruppo è in attività fin dal non sospetto 2002 e in sette anni si vanta, tra l’altro, di aver lanciato centinaia di cleantech investment funds e raccolto 1,5 billion USD$ per aziende lanciate ai forum. I dati raccolti dalle loro brochure possono essere sicuramente messi in dubbio, ma se l’evento è riuscito a catalizzare più di 400 partecipanti nonostante i 2000 dollari richiesti per l’ingresso, sicuramente qualcosa di vero deve pur esserci.
L’imponente prezzo all’entrata non mi ha scoraggiata dal partecipare all’evento, e da brava italiana ho trovato il modo di non perdere questa interessante occasione. Posso così condividere con voi le impressioni vissute da dentro l’organizzazione su un’intensa tre giorni di presentazioni di nuove tecnologie e seminari sullo stato dell’arte delle tecnologie pulite su prospettive future e problematiche in tempo di crisi.

In generale, il forum è stato molto interessante, grazie al fatto che ha messo insieme il mondo della ricerca, personaggi di spicco della politica (c’era perfino la ministra dell’economia danese), ma soprattutto del mondo della finanza (rappresentati da varie banche europee e da dozzine di interessatissimi VCs) o della consulenza (McKinsey e Deloitte, per esempio, che si stanno dando molto da fare recentemente in termini di servizi per la sostenibilità) e dell’imprenditoria. Tra le aziende accreditate a presentarsi all’evento, moltissime start-up, ma anche aziende avviate in cerca di finanziamenti per nuovi progetti per lo sviluppo di nuove marchingegni per sfruttare l’energia di fonti rinnovabili o realizzare nuovi incredibili materiali da materie prime seconde. Tra le varie presentazioni, la cosa che mi ha appassionato di più ascoltare sono state proprio le idee aziendali, Un po’ perché alcune erano davvero divertenti (come quella dell’azienda che crea mattoni decorativi, riciclabili, dalle bottiglie di plastica che non possono essere altrimenti riciclate, o i vari rivestimenti o vernici nanotecnologici dalle miracolose proprietà) un po’ perché credo che, anche se spesso sottovalutate, le imprese siano le vere protagoniste di questa possibile rivoluzione verde, i mattoni Lego dell’economia pulita.

E le innovazioni verdi, davvero, non mancano. Così come sono in crescita gli investimenti in rinnovabili&C. (alla faccia della crisi). A sedere in quelle stanze la vera domanda che sorge è perché, nonostante le moltissime soluzioni green esistenti, il mercato attuale siano ancora per lo più tutt’altro che pulito. Una prima risposta riguarda le performance (finanziarie) di queste tecnologie (ahimè, nessuna delle rinnovabili sembra ancora in grado di essere redditizia in assenza di sussidi), così come merita una menzione il mercato finale, ancora poco attento. Tuttavia, il grande sforzo che i policy maker stanno facendo per spostare la produzione verso standard più green (serve ricordare il fiume di dollari previsti dal green stimulus plan di Obama?), unito agli altri, molti, driver che spingono le aziende verso un’economia più pulita, dovrebbe aver raggiunto risultati migliori.
Il fatto che questi risultati non siano, ancora, raggiunti ci dice che questa domanda è alla ricerca della sua risposta. E come ricercatori, ci dice che c’è bisogno di restare su questa domanda, per trovare una risposta più completa e articolata del semplice “non è vietato per legge” o “non paga”, una risposta che sia in grado di indicare quali sono i colli di bottiglia e le difficoltà che impediscono alle tante invenzioni che ho visto in questi giorni di diventare delle innovazioni di successo.

Valentina