Ambiente fa rima con Economia

30 12 2008

Perché sostenere un tipo di produzione eco-sostenibile? Climatologi, scienziati e ambientalisti hanno cominciato da tempo ad esporre le loro ragioni, evocando la necessità di un cambiamento nei modi di vita e nei sistemi produttivi per evitare conseguenze climatiche catastrofiche. Queste previsioni hanno lo stesso tono e gli stessi agghiaccianti pronostici da molto, molto tempo, ma sembrano riscuotere poco successo, sul piano concreto. Forse perché l’uomo non è programmato per vivere immaginando la catastrofe imminente, forse perché le leve dei cambiamenti hanno altri nomi, che, magari, fanno rima con Economia.
E infatti anche qualche economista si è posto la domanda del perché produrre eco-sostenibile. E le risposte sono molto interessanti, perché dimostrano che sviluppo economico e sviluppo sostenibile possono crescere contemporaneamente nella stessa direzione. Soprattutto per quanto riguarda i posti di lavoro e il rilancio di alcuni settori dell’economia che più stanno patendo le recenti vicissitudini economico-finanziarie.
Un recente studio condotto da un gruppo di ricerca della Duke University, per l’Environmental Defense Fund, l’Industrial Union Council e altri partner istituzionali di tutto rispetto, ha riportato come molti comparti manifatturieri americani potrebbero beneficiare grandemente da una produzione di tipo sostenibile. Utilizzando la metodologia delle Global Value Chain, i ricercatori hanno analizzato approfonditamente alcune tra le tecnologie che possono ridurre le emissioni aumentando considerevolmente i posti di lavoro, lo stesso obiettivo che si è posto Obama in campagna elettorale. I ricercatori di Duke si sono focalizzati su tecnologie come l’illuminazione a LED, la creazione di energia solare, tecnologie per il trattamento di rifiuti e finestre ad alto valore isolante.
Tutti i dati riguardanti questi settori sono più che incoraggianti. Prendiamo ad esempio l’azienda Cree, produttrice di tecnologie LED, che ha base in quella North Carolina specializzata in tessile e mobile che sta pagando la concorrenza cinese con un aumento della disoccupazione e la chiusura di molti stabilimenti specializzati in quei settori. In quella stessa zona, Cree ha cavalcato invece con successo l’onda verde, quadruplicando il numero di occupati dal 2002 e passando dai 228 milioni di dollari di fatturato del 2003 ai 493 del 2008, guadagnando una posizione di leadership a livello mondiale.
Ma i settori interessati da questa nuova filosofia del produrre e dai relativi vantaggi sono molto più numerosi. Basti pensare che in ognuna di queste speciali finestre ad alte performance ambientali, ad esempio, ci sono almeno 10 componenti, che provengono da fornitori che non possono che beneficiare della crescita di questo settore, che secondo il rapporto, rappresenta già il 60% del mercato totale americano.

Ma oltre ai ricercatori di Duke, molti altri studiosi e non solo si sono posti la stessa domanda, e trovando le stesse risposte, hanno cominciato ad investire in questa direzione. Come ad esempio è avvenuto in Gran Bretagna, dove nel piano governativo di rilancio economico è compreso un programma di miglioramento dell’efficienza energetica dell’edilizia pubblica e privata, settore da tempo in difficoltà, che porterebbe, oltre alla riduzione della bolletta energetica di migliaia di cittadini, anche alla creazione di oltre 10.000 nuovi posti di lavoro. O nella Germania di Audi e Bmw, dove ci sono più occupati nel comparto del solare che in quello dell’auto.

Insomma, produrre in modo ecologicamente sostenibile può significare anche produrre economicamente sostenibile.

Valentina


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2 responses to “Ambiente fa rima con Economia”

2 01 2009
Luca Filosofo (21:20:38) :

L’economia non è malata per natura. All’opposto pensare che il mercato sia etico è utopico. L’uomo moderno mira il profitto che questo sia ecologio o no, la vendita è sul presente e tralascia il futuro, che questo sia catasfico o no. Chi investe cerca il guadagno, non la filantropia. Gli economisti e i politico dovrebbero studiare ed eventualmente imporre una politica e uno stile di vita che incentivi il rispetto dell’ambiente. Ma il problema non è lo sviluppo sostenibile svincolato dall’uomo, ma l’uomo e il suo costume economico. E per quanto riguarda chi vive nel sottosviluppo (circa 80% del mondo) questi non penserà alla sostenibilità se questa non è conveniente.

9 01 2009
Valentina (15:56:52) :

Caro Luca Filosofo,
concordo con te che pensare che il mercato sia etico è utopico.
Tuttavia, la prospettiva può cambiare se si considera come soggetto d’analisi la singola azienda. Lo scopo dell’azienda infatti è in primis, come mi raccontava tempo fa un imprenditore, quello di creare valore. Il che si traduce in produzione di profitto, il quale però non si può creare a meno che valore sia creato. Ed è proprio in questo ragionamento che entra il tema della produzione sostenibile, un valore aggiunto trasmesso al consumatore per mezzo del prodotto stesso. Come dicevi te comunque, queste caratteristiche di eco-compatibilità sono considerate un valore importante solo per alcune nicchie di consumatori, consumatori più abbienti ed evoluti che considerano questa caratteristica più importante di quella del costo per scegliere quel prodotto rispetto ad altri. Per alcuni prodotti poi, questo trade-off non viene neanche a crearsi, visto che la sostenibilità di un prodotto si traduce anche in vantaggio economico, anche se quasi mai nel brevissimo termine. Ed è proprio questo secondo me il punto interessante: puntare sulla sostenibilità che non implica costi aggiuntivi, ma lavora su una riduzione dei costi al consumatore e all’ambiente insieme. Cosa ne pensi?

Spero avremo spesso sul nostro blog questi tuoi interessanti commenti filosofeggianti!

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